Written by  Gianluca Botti

24# LA TORRE VELASCA

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“Madona, Signur! L’è propi brüta!”

“Ma te se drè a dì? L’è anima de Milan!"

È bella? È brutta? Questa domanda ha diviso milanesi, e non, da quando la Torre Velasca si affacciò nel '57 sullo skyline di Milano. Il dibattito continua ancora oggi, per Philippe Daverio è un “capolavoro assoluto”, mentre per Vittorio Sgarbi è addirittura “paradigma della civiltà dell’orrore”.

L'idea progettuale dello Studio BBPR e dell'ing. Danusso prevedeva inizialmente una torre in ferro, scartato in favore del c.a. per gli alti costi. Per costruirla l’impresa SOGENE di Roma(!) impiegò 292 giorni, 8 in meno del tempo contrattuale.

La torre, con i suoi 106m e 26 piani, al momento della costruzione era l’edificio più alto di Milano. I primi 18 piani sono occupati da uffici, mentre i successivi da appartamenti privati. Questi sono sviluppati su una planimetria più ampia rispetto ai sottostanti e ciò conferisce alla Torre la caratteristica forma "a fungo". Le travi oblique che sostengono l'espansione furono oggetto dell’ironia dei milanesi che diedero all'edificio il soprannome di "grattacielo con le bretelle".

Bella o no, la Torre Velasca incarna lo spirito della Milano del dopoguerra, simbolo di un “Italia ottimista e casinista”.

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